giovedì 6 agosto 2015

Intervista di Maria: Editori a Confronto


Oggi, per il Blog "Le Letture di Anita", due editori a confronto.

Ho voluto prendere in prestito alle Iene l'idea di un'intervista doppia e, nel mondo degli editori free (per chi non lo sapesse, esistono editori (?) che chiedono un contributo all'autore per la pubblicazione) ho scelto Lettere Animate Editore e Ink edizioni .

Fanno parte entrambi della piccola editoria. La conoscenza di questi editori è avvenuta nel primo caso da autrice (Lettere Animate ha pubblicato il mio romanzo d'esordio nel 2014), nel secondo da lettrice (ho presenziato alla presentazione di un autore della Ink tenuta a Udine un anno fa, che mi è molto piaciuta).

Una prima differenza tra i due è sicuramente nella scelta del formato in cui pubblicano i testi ritenuti validi: Lettere Animate predilige il digitale, Ink edizioni l'edizione su carta.

Per il resto... non vi anticipo nulla, leggete l'intervista!
(P.S:: le risposte di INK in nero e quelle di Lettere Animate Editore in blu...)






1) Si dice che le grandi case editrici ignorino gli esordenti, preferendo puntare su autori affermati. Voi, quanto siete disposti a investire sui nuovi autori?
          L'investimento maggiore è il tempo. La gente pensa “Che ci vuole, basta solo leggere!”. Ma leggere è il nostro lavoro, leggere un testo inedito può richiedere intere giornate, il tempo dell'editore e dei suoi collaboratori ha un costo. Noi abbiamo personale dipendente, paghiamo stipendi, imposte e contributi. Gli editori di maggiori dimensioni hanno staff più ampi di lettori professionali (che vengono retribuiti per questo); gli editori piccoli a volte hanno una sola “testa” capace di valutare un inedito. Molti autori si ritengono l'ombelico del mondo e non riescono a capire che dall'altra parte chi deve valutarli investe delle risorse, che non tornano sicuramente se, una volta letto, il libro viene rifiutato; e possono non tornare se, letto, accettato e pubblicato, poi il libro non vende adeguatamente. L'editoria è un'attività imprenditoriale; non ci sono più i mecenati (in primis le banche) che un tempo sostenevano l'editoria di qualità. A meno di non fare gli editori a pagamento, che è un altro mestiere.
Per noi gli autori esordienti sono fondamentali. Credo lo siano per ogni medio/piccola casa editrice. Le case editrici grosse diciamo che più che ignorare, tentano di “rubare” successivamente gli autori alle piccole CE, quando la visibilità di questi autori è già buona. Per noi il lavoro è massacrante perché si tratta di prendere persone sconosciute e fargli una credibilità letteraria. Massacrante ma molto intrigante e stimolante.


     2) Quanta importanza date alla sinossi e quanta alla lettera di presentazione di un autore esordiente?

Nel campo della narrativa la sinossi serve a poco. Il romanzo è non solo trama ma, anche e soprattutto, forma, stile, linguaggio, ritmo, respiro della frase ecc. Altrettanto poco utile la lettera di presentazione, se non per una informazione di massima sull'autore. O meglio, è utile se contiene frasi tipo “ho scritto un bellissimo romanzo” ecc. L'autocelebrazione è per me elemento automatico di esclusione.
La sinossi è fondamentale, l'autore si deve sempre mettere nei panni di chi dovrebbe voler leggere il suo libro e quindi invogliarlo alla lettura. Faccio questo breve esempio: entro in una concessionaria per comprare una macchina chiedo, a chi dovrebbe vendermela, di spiegarmi la qualità di una data macchina e lui mi risponde “Come vede è rossa” e basta. Ovvio che questa macchina poi la devo provare e quindi “leggere” ma bisogna invogliare alla lettura. Nel nostro caso l'editore deve anche investirci dei soldi, per cui è opportuno scrivere una bella sinossi. Della lettera di presentazione sinceramente mi interessa poco.
        3) Se un autore volesse sottoporre alla vostra attenzione un suo lavoro, cosa dovrebbe scegliere tra: invio diretto, agenzie letterarie o altri canali (editor, collaboratori)?

L'invio tramite agenzia, se l'agenzia è autorevole, è senz'altro la strada migliore. Perché se l'agenzia è, ripeto, di livello, ha già fatto un lavoro di scrematura e ha identificato quel determinato editore come potenzialmente interessato a quel testo. Ma anche il lavoro di agenzia ha un costo: quello del tempo e della ”qualità” della lettura di cui parlavo sopra. So di autori scandalizzati perché le agenzie chiedono un fisso per la valutazione. Non c'è niente di scandaloso. Se lo scrittore è ad esempio un medico, non credo che non si faccia pagare la visita, o se è un avvocato il consulto, o se è un idraulico una riparazione...
Noi siamo molto chiari, molto trasparenti, quindi sul nostro sito è indicato tutto quello che facciamo. Non abbiamo canali preferenziali però io credo sempre che un autore deve avere il controllo pieno della propria opera e a noi piace dialogare direttamente e personalmente con ogni nostro autore.


4) Una volta scelto un manoscritto, quale processo di editing deve seguire (se deve)? Vengono incaricate più persone a lavorarci sopra o ogni libro è affidato a un singolo editor?
I nostri libri hanno quattro passaggi diversi, fatti da professionisti diversi: la lettura dell'editore/direttore editoriale, quella del redattore/editor, il rinvio di questa stesura all'autore per risolvere eventuali problemi e suggerire modifiche, la correzione di bozze successiva all'impaginazione, che avviene dopo che l'autore ha restituito con le sue risposte il testo editato. A volte se necessario ci sono anche più fasi. In parallelo c'è il ciclo della copertina, che ha una vita a sé. In caso di contrasto con l'autore su questioni per noi fondamentali (ad esempio la struttura del testo) i nostri contratti prevedono la possibilità per l'editore di respingere il testo, rescindendo quindi il contratto e restituendo la proprietà letteraria all'autore. Dato che Ink non pubblica a pagamento, pubblichiamo solo quello che decidiamo consapevolmente di pubblicare e se ci sono cose che non ci convincono ma l'autore non vuole modificare non pubblichiamo. Ci avremmo rimesso comunque il costo del nostro tempo, ma quando andiamo in libreria vogliamo essere convinti al 100% di quello che proponiamo ai lettori.
Con il passaggio a Boré Srl abbiamo fatto un passo in avanti sotto questo punto di vista, abbiamo ora un staff che segue contemporaneamente il manoscritto (sia la parte testuale che grafica) automatizzato tutto da un sistema informatico che ci permette di lavorare meglio, siamo ancora in fase di rodaggio, ma in linea di massima il sistema Lettere Animate verrà ampliato. Subito dopo la firma decidiamo una data di consegna bozze, che comunichiamo all'autore tramite la nostra area riservata, e lavoriamo al testo e copertina. Dopo la consegna all'autore aspettiamo la sua conferma e proseguiamo con la pubblicazione. Abbiamo cercato in questi anni di ottimizzare il tempo e tagliare i tempi morti.





        5) Una volta pronto, il romanzo viene pubblicato. Come procedete per pubblicizzarlo? Quanto, e in che modo, è richiesto all'autore di collaborare?
Una volta il grosso della comunicazione si faceva con l'ufficio stampa tradizionale. Oggi - praticamente morti i quotidiani e i periodici come li abbiamo conosciuti - non serve quasi più: spesso neanche intere pagine di grandi firme su grandi quotidiani smuovono le vendite. Per cui abbiamo ridotto molto l'attività tradizionale. Comunichiamo soprattutto sui canali social. Non partecipiamo a fiere o saloni che assorbono una quantità spropositata di risorse e garantiscono perdite certe. Non organizziamo presentazioni, che rappresentano un impegno economico e organizzativo notevole a fronte di risultati il più delle volte modesti in termini di partecipazione e vendite. Ma se l'autore o un soggetto esterno decidono di organizzare un evento, noi garantiamo la copertura distributiva appoggiandoci alla libreria più vicina. All'autore chiediamo invece espressamente di contribuire alla promozione aprendo una sua pagina social per interagire con quella della casa editrice.
Noi non stiamo fermi praticamente mai però abbiamo un'idea differente per far emergere un libro, puntare sull'autore e sulla sua visibilità. Il nostro obiettivo principale, come detto prima, è dare all'autore una sua credibilità artistica per cui il nostro maggiore investimento è sulla visibilità dell'autore, e quindi del suo lavoro. Facciamo iniziative come antologie free (sempre dei nostri autori) abbiamo un portale dove loro possono pubblicare articoli e racconti, una newsletter perenne sia con loro che con testate giornalistiche e blog, sconti, promozioni, offerte, idee... proviamo tutto quello che è necessario.


6) Come vi comportate verso autori che in passato si sono autopubblicati o hanno pubblicato con gli editori sbagliati (ossia con case editrici a pagamento)?
Di solito il self publishing è sinonimo di scarsa professionalità. Manca tutto quel lavoro dell'editore che ho descritto al punto 3, che fa la differenza. Ma ci sono le eccezioni, come appunto il primo romanzo di Guido Mattioni, che io scoprii per caso sul web. Invece testi di autori che in precedenza hanno pubblicato a pagamento non li prendiamo in considerazione a prescindere. È una scorciatoia brutta sia per chi la prende sia per chi la propone.
Non siamo razzisti. Scherzi a parte a noi non interessa il curriculum dell'autore, sono totalmente contrario all'editoria a pagamento perché penso che sia un altro tipo di lavoro, ma spesso gli autori sono male informati o poco dentro le dinamiche dell'editoria e quindi ci possono cascare. Non si può condannarli per questo. L'autopubblicazione è un fenomeno vero, importante e condivisibile in molti aspetti. Siamo aperti nel valutare ogni tipo di manoscritto che ci giunge in redazione.
7) Molte grandi case editrici vendono gli Ebook al prezzo del libro cartaceo. Qual è la vostra politica in merito?
Noi li mettiamo a circa il 50% del prezzo di copertina cartaceo
Molte grandi case editrici stanno fallendo. Però dipende, dipende dal tipo di ebook e dal nome dell'autore. Io personalmente penso che un ebook dovrebbe costare almeno il 50% in meno di un cartaceo , se un libro costa 10 euro l'ebook può costare 5 euro. Ci sta. Per gli esordienti è diverso, non possono costare quanto costa King o Tolkien almeno in ebook, in cartaceo è un'altra storia perché dipende da tirature e distribuzione.
8) Pensate che puntare su un pubblico giovane possa essere un buon incentivo alla lettura?
     L'editoria di narrativa in Italia si basa sull'1% della popolazione, poco più di 500.000 persone (tecnicamente “forti lettori”: che comprano almeno 1 libro al mese), che stanno in gran parte nelle fasce di età over 50, soprattutto donne. I giovani nativi digitali probabilmente possono essere più attratti dall'ebook, ma questo “pesa” ancora per meno del 4% sulle vendite complessive. Il problema è più ampio, di antropologia e sociologia culturale. La società sta andando verso una comunicazione sempre più breve, sintetica e, inevitabilmente, impoverita. Non è un giudizio di valore, è una constatazione. Noi continuiamo a coltivare la nostra piccola nicchia di forti lettori di buon livello culturale.
Senza voler prendere in giro nessuno bisogna essere sinceri e smetterla di far passare messaggi sbagliati sui libri (mi riferisco ai romanzi) che sono comunque, per gli editori, uno strumento di commercio. A me risulta abbastanza chiaro che una Casa Editrice oltre a fare bei prodotti deve anche venderli, per cui non ci trovo nulla di sbagliato nel voler fare anche prodotti “commerciali” perché ci sono le tasse da pagare, le spese varie, le bollette e tutto il resto. Non abbiamo sconti speciali. Ovviamente i giovani prediligono un tipo di lettura, magari più semplice e moderna.


9) In Italia si legge molto meno che in altri paesi. Perché? Quanto pesa la politica editoriale? Quanto la qualità degli autori?
     È un problema come dicevo prima antropologico. In Italia si è sempre letto meno, molto meno, che nei paesi anglosassoni, soprattutto dell'Europa settentrionale. Alla base c'è la scuola, che nonostante sia stata per decenni basata su un “umanismo letterario” vecchio stile non ha formato docenti capaci di trasmettere agli studenti il piacere della lettura. La nostra scuola ha trasmesso a intere generazioni il senso del libro come “dovere”, come “compito scolastico”. Così si uccide uno dei grandi piaceri della vita. Ma è lo stesso per la musica e per le arti figurative
In Italia è quasi impossibile proporre nuove idee, proporre dei cambiamenti o delle nuove vie. In Italia ci piace farci la guerra e questo non aiuta, i lettori, gli autori, gli editori non collaborano in nessun modo e questo penalizza tutti. Le istituzioni sono carenti in ogni cosa tocchi i ragazzi, che sono poi il futuro di tutto (non solo dei libri). L'Italia è un pasticcio.


10) Pensa che i colossi editoriali prediligano nomi noti (ad esempio personaggi televisivi) a penne eccellenti, discriminando questi ultimi?
      Se sì, in che misura?
L'editoria è un'attività industriale, non è beneficenza, mecenatismo o volontariato culturale. A certi livelli è un'attività prevalentemente finanziaria, cioè il capitale investito deve dare determinati ritorni, altrimenti la proprietà toglie i soldi dai libri e li mette nei pomodori o nelle felpe o in qualsiasi altra merceologia più redditizia. L'editore a queste dimensioni non è un intellettuale, è un investitore che chiede un ritorno dell'investimento. È quindi naturale che le grandi case editrici debbano pubblicare prodotti spazzatura, perché solo questi sono in grado di raggiungere il pubblico di massa. Ogni tanto, con i soldi fatti con la spazzatura, si possono permettere anche di pubblicare prodotti di qualità; ma non è la loro mission. La qualità la garantiamo ancora noi piccoli e indipendenti, finché restiamo piccoli.... Ripeto, le mie non sono condanne moralistiche, sono constatazioni oggettive. Del resto insegno alla Luiss di Roma Economia dell'editoria, e sono abituato a guardare con distacco professionale il settore in cui opero.
Sì, ma questo è normale. Devono vendere. Non ci dobbiamo meravigliare così è stata importata la società, se esistono programmi come uomini e donne (per dirne uno a caso) non dobbiamo poi prendercela con gli editori che pubblicano i romanzi rosa.
     Se sì, in che misura?
     Credo un buon 50% almeno


11) E per finire: come vedete il futuro dei libri? Quanta importanza date agli ebook

Come ho detto prima, l'ebook è ancora una goccia nel mare, e anche nei paesi dove si è affermato prima, il suo tasso di crescita sta rallentando. Io credo a un futuro dell'editoria su tre livelli: il prodotto “spazzatura” di grandi quantità per il pubblico di massa, il prodotto di nicchia di qualità per i lettori di qualità. L'ebook in mezzo, ancora con prospettive poco chiare. Ma di una cosa sono (quasi) certo: se in un futuro a medio termine probabilmente non vedremo più i quotidiani cartacei, continueremo a vedere ancora libri stampati su carta e rilegati. Il libro ha una “forma tecnologica” perfetta da quando è stato inventato. Si restringerà a un pubblico d'élite, ma non morirà

Credo che gli ebook saranno come gli mp3, e i libri resteranno vivi, non vedo una guerra, vedo solo un cambio di status. Il libro sarà qualcosa da conservare, collezionare e apprezzare, mentre l'ebook un prodotto di consumo.
Ringrazio Francesco Bogliari e Roberto Incagnoli per la disponibilità e per aver condiviso con noi il punto di vista di chi materializza con caratteri mobili neri su sfondo bianco, il viaggio di ogni singolo lettore, attraverso l'astrazione delle parole.


         

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